“MammaLiTurki!”, il ponte artistico fra Turchia ed Italia di DJ Nio

Il tema dei collegamenti tra Oriente ed Occidente trova in DJ Nio un valido rappresentante della più attuale versione di questi concetti storici. Proprio nei giorni seguenti la scomparsa di una delle eccellenze artistiche che ha approcciato questi argomenti, la connessione tra Genova e Istanbul si anima di nuova, inedita  vitalità.

È il progetto “MammaLiTurki!“: tra sonorità urban/hip-hop dal sapore old school e visioni socio-culturali di una delle città più affascinanti del globo terrestre, DJ Nio punta il faro sulla diversità quale fattore di crescita. È la (ri)scoperta, a secoli di distanza, di similitudini (molte) e differenze (poche); il tutto attraverso musica, audiovisivi, e tutte le suggestioni che ne conseguono.

Abbiamo parlato di “MammaLiTurki!” e della quotidianità turca di un italiano direttamente con DJ Nio.

 

DJ Nio – “MammaLiTurki!” – Intervista

 

Sembra che la tua arte si intrecci in maniera robusta con le tue vicende personali…facendo qualche passo a ritroso, come ti sei ritrovato ad Istanbul partendo da Genova? È un po’ il viaggio tipico delle repubbliche marinare fatto, però, a secoli di distanza.

Storicamente i genovesi (“Cenevizliler” in turco) hanno avuto una gran bella parte in questa terra, da cui sono nate opere incredibili come la Torre di Galata, ad esempio. A me qua ha portato un amico, genovese pure lui, cinque anni fa; dopo qualche mese ho deciso di fermarmici per un po’. Da allora ci sono tornato a vivere diverse volte e non riesco a starle lontano più di tanto. Istanbul sono a casa, ho un passato e un futuro”, cantava Giovanni Lindo Ferretti. Tra le altre cose, mi hanno detto recentemente che lui non ha mai neppure visitato questa città; se fosse vero, lo invito io immediatamente!

Una carriera di circa venti anni con il moniker DJ Nio, sonorità hip-hop confluite poi nel concept “MammaLiTurki!”. Puoi presentarci questo progetto?

“MammaLiTurki!” è un progetto multimediale in cui musica, fotografia, video e grafica si fondono assieme. E se l’hip-hop è una cultura interdisciplinare composta da Rap, Dj-ing, Graffiti, B-boying (“breakdance”), Beat-Boxing etc., “MammaLiTurki!” è il mio personale manifesto d’amore per questa città multietnica e incredibile e per questo Paese che mi ospita. Non riesco ad usare parole migliori di quelle di uno dei miei maestri, Esa a.k.a. El Prez ha detto “L’hip-hop è un mezzo, non un fine”. E quelle di KRS One, considerato da molti “The Teacher”: “You’re not just doing Hip Hop: you ARE Hip Hop!”.

C’è sicuramente una forte spinta verso la multimedialità, infatti hai di recente presentato anche un libro di foto ed un documentario. Come mai hai scelto di “espandere i confini” rispetto al lavoro sui brani?

Insieme alla musica e al disegno, la fotografia è sempre stata una delle mie passioni.

Non sono un fotografo, però mi piace proprio tanto fare le foto alle persone, soprattutto in strada. Sono più un ladro, ecco. E quando sono arrivato qua nel 2016 ho iniziato da subito a mandare foto a mia madre per farle capire che non aveva motivo di stare in apprensione, anche se (effettivamente) non tirava proprio una bella aria, tra attentati, colpi di stato e altro.

Pubblicando queste foto poi sui vari social come Instagram, alcuni amici (tra i quali anche dei fotografi) mi hanno spinto a mettere assieme un libro vero e proprio. La musica che ho prodotto nel frattempo, insieme ad altri artisti incontrati qua, è la colonna sonora. Il documentario nasce infine proprio per raccontare questa storia.

Mi piace molto l’idea che chiunque possa guardare le foto che pubblico Instagram e ascoltare in contemporanea i miei dischi su Bandcamp o Spotify o sul mio sito e farsi un viaggio qua, almeno con gli occhi e le orecchie.

Una cosa mi ha colpito molto quando mi hai parlato della label “Beton Orman”: curi un programma radiofonico su (cito testualmente) “l’unica radio indipendente rimasta in Turchia”. Anche senza addentrarsi in dettagli politici, la mia prima impressione è che, in tale contesto, sia veramente difficile promuovere la propria creatività. È dura vivere in Turchia sotto questo punto di vista?

Mi è stato detto che è l’unica “laica, indipendente e di sinistra”, ma non ho discusso di politica con loro. Potrà sembrare assurdo, ma in questo Paese ho e ho avuto molta più libertà artistica di quella per cui ho sempre dovuto lottare in Italia, soprattutto come DJ. Questo è stato davvero il primo posto al mondo in cui mi sono sentito veramente libero di suonare qualsiasi cosa, ancor più che negli Stati Uniti o in Germania.

Devo molto al collettivo che mi ha accolto, Beton Orman (“Foresta di cemento”), appunto; un gran bel coacervo di DJs, producers, rappers, cantanti, poeti, graphic designers e di altri artisti talentuosissimi.

 

 

Come tante altre questioni, anche la Turchia viene vista con occhio diffidente dal mondo occidentale. “MammaLiTurki!” diffonde contenuti ed una visione “dall’interno” che sicuramente può contribuire a restituire opinioni che non si basano su pregiudizi, ma sembra che, nonostante i progressi (veri o presunti tali), sul piano sociale ci sia sempre quell’antico timore verso il diverso che è difficile da scardinare.

La xenofobia è uno dei tumori dell’umanità. Io stesso ne sono stato affetto per lungo tempo (come molti nel contesto sociale in cui sono nato), ma è iniziata a disintegrarsi appena ho cominciato a viaggiare, soprattutto da solo. Se il diritto al viaggio fosse tra quelli fondamentali dell’uomo, anziché un privilegio dei ricchi e una necessità vitale dei poveri, non esisterebbe il pregiudizio.

Al contrario, la Turchia ha una sorta di pregiudizio positivo nei confronti dell’Italia: il Bel Paese è sinonimo di qualità, stile, gusto, cibo incredibile, gente meravigliosa, città mozzafiato, storia antica, cultura infinita. Un’ammirazione ed un rispetto che si possono vedere qua anche nei supermercati, dove il nostro tricolore domina su qualsiasi altra bandiera sui prodotti di alta qualità.

DJ Nio

Nonostante gli impegni lavorativi ti portino via tempo ed energie, sei un vulcano con un cartello “work in progress” ad indicare che novità sono sempre dietro l’angolo. Cos’altro c’è in cantiere per questo 2021?

Una cosa che amo di questo posto è che non mi da motivo di stare fermo un secondo. Vorrei riuscire a portare “MammaLiTurki!” con musica, foto e documentario un po’ ovunque, coinvolgendo anche gli artisti che hanno partecipato e collaborando con altri ancora. Mi piacerebbe riuscire a presentarlo anche in Italia, di persona, e poi andare a esplorare la musica dell’est, dove la Turchia diventa Mesopotamia. Un nuovo disco è in arrivo.

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.