Per Frah Quintale il mondo è arancio, il mondo è blu

Ok, sembra che io stia facendo i salti mortali per citare Battiato in ogni articolo, ma non è colpa mia se tutto l’universo obbedisce all’amore.
O quantomeno, risponde a quel sussulto di sentimento che ci smuove le viscere, la necessità propria dell’essere umano di cercare, spasmodicamente, qualche simile che riesca a stargli accanto. Mentre il gioco, credo, sta tutto nel cercare di vivere bene da soli. È il primo passo per gettarsi successivamente nella mischia, magari tuonando il grido nipponico “Banzai!”.
Francesco Servidei è di parola, e a un anno preciso di distanza dal “Lato blu” torna a disegnare (letteralmente) affinità e divergenze tra animi inquieti: vede la luce il “Lato arancio” di “Banzai”, come di consueto su etichetta Undamento.

“Banzai (Lato arancio)”, il nuovo disco di Frah Quintale

 

Una scelta cromatica che richiama il secondo chakra, quello della creatività e delle emozioni primordiali. Secondo le dichiarazioni ufficiali, dovrebbe simboleggiare la rinascita, la luce, la voglia di uscire. Il presente si pone come antagonista dei recenti trascorsi già partendo dall’identità visiva: la vegetazione blu che occultava l’artista bresciano è scalzata da un bel fiore colorato piazzato proprio in faccia a Frah Quintale.

Frah Quintale - arancio

Ora, non sarò esperto di queste cose ma suppongo si tratti di gerbere, come quelle distribuite a Milano a metà aprile; apprezzo il concept, anche se da fan di Morrissey e degli Smiths la mia preferenza va sempre ai gladioli.

Futilità da pollice verde a parte, il disco che abbiamo fra le mani (o nei nostri device) è composto da dieci tracce per quaranta minuti scarsi d’ascolto. La produzione è appannaggio di chi l’album l’ha firmato insieme al fedelissimo Ceri: un significativo back to basics dopo l’espansione del team che aveva distinto il “Lato blu”.

Sono scelte, ed è confortante che la qualità non ne risenta minimamente: l’esperienza d’ascolto, allo stesso modo di un’estate fa, scivola fresca, dissetante e dinamica. Ogni canzone ha il suo giro ritmico con la messa a fuoco sul funk: accordi di chitarra che volano leggeri sul groove tra basso ciccione e batterie in uptempo; tappeti di tastiere a confezionare un sound che non puoi metabolizzare da seduto. Tale compattezza permette allo strumento voce di sperimentare in libertà: dal falsetto si passa alle manipolazioni digitali come il vocoder. Il cantato si apre a dinamismi dove comunque sopravvive quella certa indolenza fatta di parole trascinate, alternate ad altre fuori con più enfasi. È un marchio distintivo, un gioco che è appannaggio di chi tratta le vocali a proprio piacimento rispetto alla canonica dizione. Una roba che mi ha sempre affascinato.

Le pareti sono tinte di vivacità, ma credo proprio ci sia una certa profondità che corre il rischio di passare in secondo piano.

Il mondo è arancio, il mondo è blu

 

La tendenza diffusa è parlare di “Banzai (Lato arancio)” come una fioritura, l’accettazione della fine di un rapporto e noto che buona parte della critica ha sposato con entusiasmo questa significazione. Come se al passato si contrapponesse, netto, inappellabile e scientifico, il presente.

Questa non me la bevo: sarà che ho dichiarato guerra alla leggerezza (o è la necessità di proiettare su altri qualcosa di mio), ma non si cancella in una manciata di mesi il feeling blue da cui sono scaturite canzoni come Buio di giorno.

Disegno, scrivo le mie strofe
E forse ti ho pensata, sì, può darsi

Lo stesso singolo di traino è stato scritto durante i mesi invernali più socialmente distanziati: è un esercizio liberatorio per demonizzare un dolore, cercando di immaginare qualcosa di bello.

Ecco che basta poco per dare modo a quel magma di inquietudine di riaffiorare. Accettare, o rassegnarsi a qualcosa, significa anche adeguarsi, virtuosamente, ad uno stato di dolore o di sventura. Potrai anche concederti delle libertà, forzarti di essere un altro, ma finisci per essere innaturale nel bere una bottiglia di Bombay (scelta gradita da Giorgio Canali, molto meno dal sottoscritto) e concludi la serata facendo solo “Cardio”.

 

Tutto ciò che vorrei gira intorno a lei

Anche nella canzone più lontana dai parametri artistici consueti (“Pianeta 6”) si torna alla solita questione: quella persona che hai nella testa e ti devasta dentro è destinata a finire nelle cose che scrivi, in quelle che fai. È una figura che torna tra i pensieri ogni due secondi, come candidamente affermato in “Chicchi di riso”: qui, inoltre, c’è l’unica featuring del disco con Franco126. Molto distratto, non mi ero accorto del suo nome in tracklist: sarà difficile, ma se capita anche a voi di ascoltarlo senza “aspettarvi” la sua presenza noterete quanto sia pazzesco il suo ingresso sul pezzo.

L’imperatore indossa nuovi vestiti, ma custodisce sulla pelle cicatrici e ricordi, per quanto dolori e vividi siano: questa è la forza di “Banzai (Lato arancio)”, è il sorriso che diventa accessorio quando gonfi il petto e scendi in pubblica piazza, è la notte che ti chiama e ti trascina fuori dal letto.

Però stasera esco e tu farai lo stesso, ma non sarà lo stesso
Se il mondo girerà anche senza noi
Ricordami di stare sempre bene anche senza te
Ricordati di stare sempre bene anche senza me

La porzione finale del long play vagabonda tra una ballad come “Sempre bene” ed una closing track peculiare: “Se avessi saputo” è talmente carica di angoscia e malinconia che sembra tirata fuori direttamente dal disco precedente, con un piglio cantautorale molto maturo.

Frah Quintale - arancio

In sostanza, “Banzai (Lato arancio)” non è un disco preso bene

 

Al contrario, è un capitolo discografico dove il piano concettuale dei testi e l’emotività dialogano, tentando alla partenopea maniera di “dare forza alle debolezze”. I fiori arrivano perché è primavera, ed una faccia serena spesso nasconde demoni che non si ha la minima voglia di condividere. Non c’è bisogno di chissà quali nozioni accademiche per comprendere queste sfumature: il singolo come la collettività sono incasinati, abbastanza a pezzi e aggrappati alla speranza che tutto riesca a sistemarsi.

Più che in contrapposizione, i “due lati” di “Banzai” sono aperti all’interazione; si conoscono e si continuano, attingono dallo stesso bagaglio di ricordi ed emozioni tramutate in passi incerti verso un giorno nuovo, che può e deve essere intriso di ottimismo…ma ecco, tu continui a starci sotto e probabilmente un po’ ti piace anche. Perché c’era qualcosa di significativo e non lo cancelli schioccando le dita. Resterà almeno fino quando non piomberà nella vita una nuova persona, con una forza pazzesca.

Il decluttering sentimentale narrato da Frah Quintale è un processo tortuoso, che richiede tempo e si presta ad evoluzioni per gradi. Intanto, ci immergiamo in questo mare di parole dove ognuno può “ripescare” un frammento di vissuto.
In attesa del prossimo colore, della prossima fase.

Il mondo è arancio, il mondo è blu.

La recensione di “Banzai (Lato blu)”, il disco precedente di Frah Quintale.

Affinità-divergenze tra Frah Quintale e noi. La recensione di Banzai

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.