Il Divin Codino: l’occasione mancata di raccontare un campione

Il Divin Codino è un film biografico, incentrato sulla vita dell’ex calciatore Roberto Baggio, diretto da Letizia Lamartire e disponibile sulla piattaforma Netflix.

 

Il Divin Codino

 

Senza tanti giri di parole, il Divin Codino è a tutti gli effetti un’occasione mancata di raccontare un campione qual è stato Roberto Baggio. In ordine temporale, sicuramente uno degli ultimi veri fenomeni che il nostro calcio abbia prodotto e conosciuto. Dopo di lui ci sarebbe da dire qualcosina su Del Piero, suo erede alla Juventus, e Totti, capitano ed ultimo Re di Roma (su cui sono state realizzate ben due opere nel giro di un anno).

Nel suo ruolo in tanti si sono avvicendati ma pochi hanno brillato davvero; qui da noi pochissimi altri italiani a quei livelli (forse il solo Gianni Rivera, andando indietro negli anni) .

Una fantasista che ha fatto sognare i tifosi di tante squadre e generazioni, dai campi di provincia al Mondiale che si è spento con un rigore sopra la traversa. Quel maledetto rigore intorno a cui ruota la storia di una (finta) promessa tra padre e figlio.

il divin codino

Parlare di Baggio quasi esclusivamente in ordine alla sua fede religiosa e dell’influenza che questa ha avuto sulla sua carriera risulta molto riduttivo. Nel complesso viene fuori un racconto tronco, senza poesia, oltre modo superficiale, anche quando se ne fa un discorso di rinascita, di riscossa, di rivincita sul destino.

I temi sono appena accennati. È tutto molto poco. Agli occhi di chi ha potuto ammirare le prodezze e le gesta del campione vicentino, in campo e fuori, la pellicola targata Netflix, più che un film sul calciatore e l’uomo, appare come uno spot per il Buddismo.

Di altro spessore sono invece i più recenti lavori su Diego Maradona e Francesco Totti (a cui accennavo). Di quest’ultimo, meglio il film che la serie.


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La domanda è più che lecita.

Ad una visione veloce, infatti, appare come un problema di tanti contenuti da raccontare in uno spazio circoscritto al tempo di una partita; per cui, è facile incorrere nell’idea (errata, a parere di scrive) che forse sarebbe stata più adatta un’esposizione a puntate.

La dimensione seriale richiede, dal canto suo, un approccio ai fatti, con relativi approfondimenti, molto più complesso rispetto a come è stato elaborato il Divin Codino. Più che una questione di forma e struttura, questo lavoro su Baggio è carente sotto il profilo narrativo, della sostanza. Per intenderci: è la narrazione complessiva a non convincere; si presenta manchevole su più fronti e poco c’entra il come sia stata impostata.

Per ciò che concerne l’aspetto recitativo, un bravo va ad Andrea Pennacchi (nel ruolo del padre) ma di Baggio – uno qualsiasi, anche come personaggio di fantasia –, al di là di una vaga somiglianza con il calciatore, non vi è traccia. Insomma, un’interpretazione abbastanza anonima quella di Andrea Arcangeli.

Ma probabilmente è un problema di aspettative. Se fai un film su Roby Baggio mi aspetto qualcosa di diverso. Avete presente quei b-movie che si lasciano guardare ma non hanno nessun sapore particolare? Ecco, a me capita di guardarne qualcuno a volte e alcuni diventano improvvisamente “interessanti” per il fatto di esser tratti o ispirati da una storia vera. Un buon motivo per approfondire e conoscere fatti e storie diverse.

 

SD

Napoletano, curioso, estroverso, ama il sud e la sua gente, la buona cucina, la letteratura, il cinema, la musica, il calcio ed il mare. Adora viaggiare