L’altra faccia di Carl Brave in “SOTTO CASSA”

Negli ultimi anni le pubblicazioni discografiche di Carl Brave hanno alimentato l’idea (fuorviante) di avere a che fare con un prodotto da classifica. Granitico, incalzante, foriero di dischi d’oro e di platino, ma nulla di diverso dell’ennesimo fenomeno pop confezionato a suon di featuring.

Il problema è che, per entrare nelle hit parade, i brani devono comunque funzionare in un certo modo, e non ti ritrovi in un circuito di collaborazioni con Elisa, Max Gazzè, Francesca Michielin, Coez e Fabri Fibra (per citarne alcuni) solo per le camicie variopinte e stilose che indossi.

La storia di Carlo Coraggio, che proprio in questi giorni festeggia il suo trentaduesimo compleanno, parte da lontano, dalla nascita a Reykjavík ed una carriera da astro nascente della pallacanestro interrotta perché il richiamo della musica era troppo forte.

Una pulsione incanalata attraverso gli studi per diventare producer, e sbocciata nel disco (tanto bello quanto fortunato per i riscontri ricevuti) “Polaroid”, insieme al sodale Franco126. I due esponenti di punta della crew 126 si alternavano ai testi, su composizioni strumentali integralmente curate da Carl Brave. Questo è un fattore spesso sottovalutato, ed al quale oggi l’artista capitolino fa ritorno attraverso “SOTTO CASSA”, extended play licenziato da Universal Music Italia.

 

Carl Brave

La recensione di “SOTTO CASSA”, il nuovo EP di Carl Brave

 

Dopo gli enormi consensi di “Notti brave” e “Coraggio”, a seguito di tour che (in barba ai tempi durissimi) hanno collezionato grandissimi numeri, Carl Brave firma un pugno di tracce che rifiutano i parametri dei generi musicali.

Sei canzoni (più altrettanti intermezzi) che ospitano vecchie e nuove conoscenze, ossia Gemitaiz, Myss Keta, Speranza, Ketama126 e Pretty Solero.

La proposta d’ascolto si rivela quasi una provocazione anche per chi conosce da qualche anno in più l’autore affezionato agli occhiali da sole anche a notte fonda. I racconti della tanto cara Roma attraversano mari electro ed increspature da club culture, senza rinunciare a quel piglio autoriale che esplode negli skit, gli intermezzi acustici un po’ sgangherati che riprendono ogni traccia appena conclusa offrendo all’ascoltatore una visione “dall’interno” delle strofe di Carl Brave ancora acerbe.

È un piccolo album a metà fra l’EP ed il mixtape, perché frutto di un’urgenza decisamente disallineata dalle dinamiche discografiche consuete delle major. È anche l’ennesima dimostrazione, per i fan dell’ora più recente, di come dietro una figura che totalizza numeri sontuosi ci sia un artigiano di assoluta competenza dietro il banco di missaggio.

L’altra faccia di Carl Brave ha il piglio che non t’aspetti: durante gli snodi della (breve) tracklist sale la curiosità per scoprire dove l’elaborato complessivo vuole andare a parare; ma il gioco è bello perché dura poco, e proprio nella closing-track il diretto interessato afferma “Non Andrà Per Le Lunghe” in un brano pieno di digitalismi e riverberi.

Ogni tanto può solo fare bene prendersi qualche libertà e confermare quanto siano in realtà larghi i propri orizzonti creativi.

Non risultano controindicazioni.

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.