Giorgio Poi veste di fragilità il pop d’autore in “Gommapiuma”

Quando c’è tanto blu sulla copertina di un disco, bisogna prepararsi ad atmosfere emotive molto precise.

L’abbiamo intuito lo scorso anno con “Banzai (Lato blu)” di Frah Quintale, ne abbiamo la conferma con il nuovo disco di Giorgio Poi. Il cantautore originario di Novara ha pubblicato, il 3 dicembre 2021, il suo album che arriva oltre due anni dopo “Smog”: si intitola “Gommapiuma”, ed è licenziato per Bomba Dischi e Island Records.

Una raccolta di canzoni piccola piccola (“solo” otto gli episodi in tracklist) che si muove di spinta creativa figlia di incertezze, precarietà tanto del singolo quanto della società armandosi di gentilezza e toni discreti per rispondere a questo periodo dove ci si polarizza in schieramenti e si gareggia a chi fa la voce grossa.

Ho scritto questo disco in un momento in cui alla mia fragilità si sommava quella della mia intera specie, e al mio peso quello del mondo in caduta libera. Se non sono andato in frantumi è anche grazie a queste canzoni.

Eloquenti le parole scelte da Giorgio Poi per presentare il suo nuovo disco, che ci apprestiamo ad ascoltare e approfondire.

Giorgio Poi  – “Gommapiuma” – Recensione

A chi vive in apnea aspettando che passi anche quest’alta marea
Con le mani sugli occhi basta allentare le dita e la notte è finita

Un album si può analizzare attraverso un novero sterminato di prospettive, ma credo sia significativo partire dalla fine, citando il ritornello dell’ultima traccia “Moai”. L’artista classe ’86 sembra palesare, nel congedo, un’esplicita dedica per questo suo nuovo capitolo discografico; nelle parole che utilizza riesce a sintetizzare tutti i temi trattati nell’esperienza d’ascolto: “Gommapiuma”, infatti, ruota attorno la fatica quotidiana dell’umanità, sottolineando in modo costante una certa attenzione verso la questione climatica. L’alta marea è anche una conseguenza delle fasi lunari, certo, ma è difficile non ritrovare un riferirsi (anche in minima misura) allo scioglimento dei ghiacciai.

Perché poi appena clicchi il tastino “play” e parte l’open-track “Rococò”; su una timida strumentale di chitarra, piano e drum machine, Giorgio Poi narra di come “ci daranno da bere nubifragi e bufere / con due dita di grandine dentro un bicchiere”, quindi comprendi che la preoccupazione per l’ambiente è reale, che non sei l’unico ad averla letta fra le righe ma è, probabilmente, una delle istanze più minacciose che determinate generazioni sono chiamate a fronteggiare, pagando le conseguenze di chi, anni prima, se n’è fregato.

Questo è solo uno dei tanti risvolti di “Gommapiuma”, che veste con elegante fragilità il pop d’autore. Scritto, prodotto e firmato da una singola mente creativa, avvalendosi di un ristretto nugolo di collaboratori, è un disco in controtendenza rispetto alle featuring incrociate, alle scalate delle classifiche di streaming, alla necessità di metterci la faccia in copertina per farsi riconoscere. Chiamarlo long play, visto il numero di brani, è quasi un complimento; nel il suo magnetismo d’anonimato è di grande efficacia, così bilanciato che riesci a staccartene solo quando sovraggiunge il silenzio dopo l’ultima canzone.

Le piccole cose nella poetica di Giorgio Poi

L’impronta sonora minimale mantiene sempre toni  contenuti, aprendosi a momenti quasi orchestrali senza clangori e con la stessa nonchalance con cui strimpelli la chitarra e ci canti su nel tuo salotto di casa. È la magia della semplicità, di un duetto con Elisa che suona bene, mira al cuore e lo spacca a metà, come riesce spesso a Giorgio Poi.

È innegabile quanto, su svariati livelli, le frasi che scriviamo siano riflesso di quello che viviamo: allora diventa quasi magica la narrazione sviluppata in “Supermercato”, che si apre come un brano di Michael Kiwanuka ma poi vive riverberi di poetica delle piccole cose per aprirsi su un inciso di questa portata:

Con la testa sulle spalle ma un cuore deficiente che non ti molla più
Le mani sul carrello, vuoto come un buco, non ci vediamo più
E chissà se vai a fare la spesa da sola anche tu

Con quel farsi una domanda alla fine che ci si sente nei timpani un Luca Carboni d’annata.

Ma questi sono i racconti minuscoli di Giorgio Poi, che da anni ormai ha dichiarato (con ragione) guerra alla leggerezza ma alza come tutti noi bandiera bianca quando c’è di mezzo un cuore deficiente, che tale resta anche se gli anni finiscono per passare.

“Gommapiuma” svolge una funzione molto precisa: preserva dagli urti del vivere quello che, dentro di noi, abbiamo bollato con l’adesivo “fragile”. E ci riesce davvero bene.

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè dal 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.