Quattro chiacchiere con i Corteccia per scoprire “Mai”

Musica che si fregia della delicatezza e delle piccole cose, quasi sussurrata ai timpani del fruitore.

Si può sintetizzare così l’approccio di Corteccia, duo formato da Pietro Puccio e Simone Pirovano; congiuntamente alla produzione di Sebastiano De Gennaro e Lorenzo Caperchi, arriva il nuovo singolo intitolato “Mai”.

Procede a passi spediti il percorso che porterà, in primavera, alla pubblicazione di “Quadrilogia delle distanze”: l’extended play è stato parzialmente disvelato attraverso la pubblicazione della nuova canzone, che alimenta il lascito dopo “Il ritorno dei viaggiatori” e “Vorrei”.

Nello specifico, strumentazioni acustiche raccontano l’ammissione di colpa di un padre, che dichiara tutto l’amore al proprio figlio sapendo di non poter promettere grandi cose, se non di fare il proprio meglio nell’arduo percorso di crescita che apre al mestiere di vivere.

Di “Mai” e del percorso che porterà al prossimo album ne abbiamo parlato direttamente con i due creativi che animano il progetto Corteccia.

Corteccia – Il nuovo singolo è “Mai” – Intervista

 

Ciao ragazzi, presentateci il vostro nuovo singolo intitolato “Mai”.


Ciao! “Mai” è il terzo pezzo che facciamo uscire estratto dalla “Quadrilogia delle distanze” e si tratta di un augurio, un augurio fatto ad un figlio da parte di un padre che gli suggerisce di guardare alle cose con stupore, con apertura alle possibilità future della vita e del mondo. Ma non solo. Si parla anche di un’altra cosa importante che riguarda invece il ruolo di genitore. Ossia di provare a mantenere una giusta distanza, senza essere asfissiante o eccessivamente vicino, ma neppure lontano e assente: tenere uno spazio di libertà

Nel corso dei mesi, si sta disvelando la vostra quadrilogia: quali sono le sensazioni e le aspettative di pubblicare con questa dinamica peculiare il vostro EP?


È un momento storico nel quale non è possibile capire quali possano essere i modi migliori per proporre un progetto. Per quanto ci riguarda abbiamo trovato questa formula dell’EP composto da 4 pezzi, che ci permette di dedicare attenzione particolare ad ogni brano, ad ogni testo, al sound. Facendo uscire i brani a distanza di pochi mesi, abbiamo sempre qualcosa da dire durante l’anno. Alla fine però queste quadrilogie (saranno 3) si uniranno in un’unica.

Raccontateci un po’ com’è nato il videoclip: la sensazione, vedendolo, è che accompagna e riscalda il nucleo concettuale del brano con grande delicatezza.
Sì, è vero. Il tentativo era di creare qualcosa che desse un senso di leggerezza, di semplicità. Qualcosa di molto diretto, giocoso e sentito. Parlando di un tema sensibile, il modo più giusto era di trattare il video senza troppe sovrastrutture o complicazioni visive. L’ispirazione (anche se si tratta evidentemente di tutt’altro) è venuta da un videoclip di Michel Gondry per i White Stripes: “City Lights”, dove tutto avviene a camera fissa facendo dei disegni sui vetri appannati di una doccia. Un lavoro davvero poetico.

La vostra progettualità è già rivolta al futuro, a quello che vi aspetterà dopo o il focus è completo sulla pubblicazione prevista in primavera?
Come dicevamo prima le quadrilogie saranno tre. Ad inizio primavera faremo uscire l’ultimo pezzo di questa, ma stiamo già lavorando alla terza e ultima che chiuderà il lavoro durato circa tre anni. Naturalmente speriamo anche di poter iniziare al più presto dei live dove potremo far sentire e mostrare tutto questo lavoro. Vediamo cosa accadrà nei prossimi mesi.

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè dal 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.