Euphoria – Trouble don’t last always: il primo promemoria per il 2021

Euphoria è la serie tv creata e scritta da Sam Levinson e basata sull’omonima israeliana di Ron Leshem, Tmira Yardeni e Daphna Levin.

Dopo l’enorme successo della prima stagione vi è stata la riconfermata per una seconda. A fare da ponte tra le due, sono stati ideati due episodi speciali, il primo dei quali è “Trouble don’t last always”, disponibile su Sky e Now TV.

 

 

EUPHORIA: DI COSA PARLA?

 

Con un linguaggio crudo, Euphoria racconta il disagio giovanile della generazione Z (i nati dopo l’11 settembre 2001).

Protagonista è la diciassettenne Rue Bennett, interpretata da Zendaya (vincitrice dell’Emmy come migliore attrice della serie), che lotta con il suo disturbo ossessivo compulsivo e con la tossicodipendenza. Fin dall’infanzia, infatti, Rue ha sempre avuto attacchi di panico, sbalzi d’umore (probabilmente bipolarismo) e il disturbo del deficit dell’attenzione. I suoi problemi diventano compagni di disavventura che la trascinano nel mondo della droga fino a portarla in overdose. Rue sopravviverà ma la voglia di morire – o meglio, la mancanza di un motivo per vivere – non se ne andrà.

Come lei, anche i suoi compagni di scuola cercano un antidoto in cui rifugiarsi per schivare la realtà scabrosa che minaccia l’autostima e la propria identità attraverso violenze fisiche e psicologiche, costrutti sociali discriminatori e tradimenti.

Quando Rue conosce la nuova arrivata della scuola, Jules Vaughn (Hunter Schafer, attrice, modella e attivista della comunità LGTBQ+), viene mossa da nuove riflessioni e incertezze. Jules sta metabolizzando il divorzio dei genitori ed è una ragazza transgender (Hunter Schafer lo è anche nella vita reale).

Trouble don’t last always : l’episodio speciale

 

Nell’episodio speciale si riconfermano tre cose: l’eleganza della fotografia, la ricerca attenta delle musiche e la magistrale capacità espressiva di Zendaya. I protagonisti di Trouble don’t last always sono essenzialmente due: Rue e Alì (Colman Domingo), il suo sponsor della Narcotici Anonimi.

È ambientato alla vigilia  di Natale in una tavola calda, e in 50 minuti parole, lacrime e silenzi si fondono in un dramma esistenziale profondo, intenso e sconvolgente.

Rue si sente impotente e fallita dopo l’abbandono di Jules, la ricaduta nella droga e i sensi di colpa per la morte del padre. Parla sempre e se non lo fa la sua voce, comunica il suo volto. È sconvolta, pensa che autosabotarsi sia l’unica via possibile e con Alì discute su temi importanti (che – parere personale – ricordano i flussi di coscienza di Elliott in Mr Robot) arrivando addirittura a interrogarsi sull’esistenza di Dio (la 2×3 in Mr Robot).

Alì non è l’insegnante di Rue, non le porta la realtà fuori dal mondo ma ne è l’educatore. Sradica la distorsione nociva della realtà che continua a crescerle dentro e fa in modo che la luce oscurata da quell’erba cattiva possa splendere in lei. Chiaramente è ancora uno spiraglio di luce, ma ogni cosa ha il suo tempo.

La metafora della luce mi è venuta in mente alla fine dell’episodio, quando in sottofondo scorreva l’Ave Maria di Labrinth.

Euphoria: La trasegressione come antidoto

 

Probabilmente è cambiata l’attitudine al sacro e al profano. Forse la trasgressione per molte persone, oggi, non è più un atto di ribellione con fini esterni. Forse, alcune trasgressioni sono diventate analgesici per proteggersi dall’esterno. In Euphoria le vere trasgressioni non sono solamente le scene esplicite come quelle dei 30 nudi integrali e dello stupro.

Sono tutte le otto puntate e l’episodio speciale in cui si racconta la sofferenza di ogni personaggio. Una sofferenza che è prima di tutto mentale e che, per essere curata, si serve di trasgressioni come medicinali.

Trasgredire le dosi della propria droga quotidiana, che può essere una sostanza stupefacente, il rapporto col cibo in eccesso o in difetto, l’avere rapporti sessuali malsani, attuare atteggiamenti di violenza fisica e psicologica a se stessi e molte altre azioni, sono il risultato della sacralità sbiadita.

Il vivido colore di quel sacro rigido e tradizionalista che si tramandava severamente tra uomini e per generazioni, ha perso di lucentezza perché ha tolto quel velo che non ne mostrava la vera essenza.

 

Euphoria - Trouble don't last always

Stupisce fino a un certo punto leggere i dati sulle persone, in particolar modo adolescenti, che hanno un disagio mentale. Le vittime sono soprattutto le donne sottoposte a una quotidiana sessualizzazione.

La situazione è peggiorata quest’anno in cui l’emergenza sanitaria ci ha costretto a fare i conti con noi stessi e con la solitudine (anch’essa citata da Rue in Trouble don’t last always).

“Come ogni situazione estrema, una malattia porta alla luce quanto di meglio e di peggio c’è in ciascun individuo”, Susan Sontag, Malattia come metafora.

Inizia così l’articolo di Annalisi Camilli che di recente ha fatto un reportage per Internazionale sugli effetti psicologici della pandemia.

Ma in mezzo a questo marasma di problemi e situazioni negative, con la sua crudezza, Euphoria ci insegna a riflettere su noi, dà un pugno allo stomaco e ci ricorda che dietro ogni nuvola c’è il sole perché trouble don’t last always: i problemi non durano per sempre. E sul ciglio di chiudere le porte di quest’anno complesso quanto intenso, suona come il miglior promemoria.

 

Santina Morciano

È una collezionista seriale di prospettive, suoni, volti, libri e film. Nata e cresciuta in una famiglia di musicisti, ogni tappa della sua vita ha una colonna sonora.