“Io sono Babbo Natale”, l’ultimo lavoro di Gigi Proietti con Marco Giallini

Il Natale è già nell’aria. Per qualcuno è una fortuna, per altri un po’ meno. Il suo imminente arrivo è avvertito anche nelle sale cinematografiche, che a partire dal 3 novembre ospiteranno “Io sono Babbo Natale”.

La pellicola, diretta dal regista Edoardo Falcone, porta sul grande schermo una coppia davvero eccezionale: Marco Giallini e Gigi Proietti. La data di uscita non è casuale. Il lungometraggio, infatti, rappresenta un omaggio al Maestro, scomparso proprio lo scorso anno il 2 novembre – giorno, tra l’altro, del suo compleanno.

Si tratta dell’ultimo lavoro di Proietti e le aspettative sono ovviamente alle stelle; ugualmente per il compagno che l’ha affiancato in questo viaggio.

“Io sono Babbo Natale” è stato presentato il 13 ottobre scorso, come apertura della Festa del Cinema di Roma.

Io Sono Babbo Natale

“IO SONO BABBO NATALE”

LA TRAMA

 

Il rapinatore Ettore (Marco Giallini) esce dal carcere, dopo sei anni di prigionia, nei giorni che precedono le feste natalizie. Il suo ritorno alla libertà non è per nulla come lo sognava. La sua compagna (Barbara Ronchi) ha un altro uomo e persino i suoi “soci in affari” lo abbandonano.

All’improvviso, entra nella vita dell’ex galeotto un anziano gentile e garbato, Nicola Natalizi (Gigi Proietti), e gli rivela un improbabile segreto.

Ettore ha davanti a sé Babbo Natale, in carne e ossa, e questo incontro gli cambierà la vita.

“IO SONO BABBO NATALE” 

 

Edoardo Falcone ha scritto i due personaggi di Ettore e Nicola pensando proprio ai nomi di Giallini e Proietti. Il regista ha giocato nel corso d’opera sulla contrapposizione tra queste due identità.

Uno, Ettore, è un furfante senza speranza. È cresciuto senza l’affetto della sua famiglia e, a sua volta, non è in grado di conquistare la fiducia della sua ex e della figlia di entrambi. L’unica attività che gli riesce bene è delinquere.

Dall’altra parte c’è Nicola Natalizi, ovvero Babbo Natale. Un uomo premuroso e altruista. Il suo unico interesse è portare la gioia nelle case dei bambini, nella notte del 25 dicembre.

Il contrasto è netto ed evidente, ma i due prendono poi nuove sembianze fino ad evolversi nel corso di “Io sono Babbo Natale”.

Il pensiero che qualcuno creda in te, e che tu possa essere migliore, ti dà la volontà di esserlo, o almeno di provarci. Infatti, Ettore, tra le ultime note del film, capirà davvero cosa è importante per lui e la vita, per la prima volta, lo premierà.

Nella pellicola non c’è mai un “buono” o un “cattivo”. È sempre possibile redimersi e percorrere un nuovo sentiero.

 

 Io Sono Babbo Natale

LA POETICA DEL FANCIULLINO

E DUE GRANDI MAESTRI

 

Il personaggio interpretato da Marco Giallini è un eterno bambino. È cresciuto da solo e non ha imparato a instaurare rapporti, né amichevoli né sentimentali. Non avendo mai ricevuto i regali che sognava in tenera età da Babbo Natale, sembra essere rimasto bloccato lì, in quell’eterna attesa.

Il poeta Giovanni Pascoli riteneva che in ognuno di noi si cela un “fanciullino”, uno spirito sensibile. Questa caratteristica è propria di Ettore e lo notiamo soprattutto perché è l’unico a vedere con i propri occhi Nicola trasformarsi in Babbo Natale. Una visione, in realtà, riservata solo ai più piccini.

La scelta di due Attori, con la A maiuscola, non poteva essere più incisiva. È la vera forza di “Io sono Babbo Natale”, più di qualsiasi altro aspetto.

La commedia si conferma leggera, consigliata soprattutto per una serena serata in famiglia. L’emotività è ben distribuita nell’ora e mezza di visione e non manca mai un sorriso malinconico verso Gigi Proietti, che non smetterà mai di mancarci.

Invitandoci a tornare al cinema, Marco Giallini racconta il suo rapporto con il Maestro:

«un privilegio e un onore già solo trascorrere del tempo con una persona come Gigi.
È come un padre per me.»

Non si può non essere d’accordo con l’attore. E dopo aver visto “Io sono Babbo Natale”, il volto di quell’uomo tradizionalmente vestito di rosso lo immagineremo un po’ diverso.

Assunta Urbano

Assunta vive a Roma ed è laureata in Lingue, Culture, Letterature,Traduzione presso La Sapienza. È una divoratrice di musica (specialmente britpop anni ’90) ed un'assidua frequentatrice di concerti. Ama i film tragicomici, legge libri classici, viaggia per il mondo, ma soprattutto mangia tanta tanta pizza.