Ritorno al futuro, il film che ha viaggiato nel tempo con noi

Il 3 luglio 1985 usciva nelle sale statunitensi Ritorno al futuro (Back to the Future), un film che avrebbe ridefinito il concetto di blockbuster, trasformandosi in un fenomeno culturale intergenerazionale. Quarant’anni dopo, il viaggio nel tempo di Marty McFly e Doc Brown non ha perso un grammo del suo fascino.

Strade? Dove andiamo noi non ci servono… strade

40 anni dopo, questa battuta resta tra le più citate della storia del cinema. Come la DeLorean, Back to the Future non ha mai davvero rallentato, e forse è proprio questa la magia del cinema: saper viaggiare nel tempo non con le macchine, ma con le emozioni.

Nel 2024, la Universal ha restaurato l’intera trilogia in 4K Ultra HD per il 40° anniversario, e quest’anno sono previsti eventi commemorativi in tutto il mondo, da raduni di DeLorean a proiezioni sinfoniche con orchestra dal vivo.

Oggi, Ritorno al futuro non è solo un film: è un punto di riferimento culturale, una parabola moderna sul destino, l’identità e il libero arbitrio, mascherata da commedia fantascientifica. È un viaggio nel tempo che ha saputo esplorare il cuore di più generazioni.

Ritorno al Futuro spegne 40 candeline ma poteva rimanere una bellissima utopia

1985. Ghostbusters era già un successo, Spielberg dominava con E.T., e Hollywood sembrava pronta a tutto… tranne che a Ritorno al futuro. Sembra incredibile ma Il film di Robert Zemeckis e Bob Gale fu rifiutato da più di 40 studi cinematografici prima di essere accolto dalla Universal: era troppo “pulito”, troppo “sano”, troppo diverso dai teen movie in voga in quel momento. Gli anni ’80 erano il regno delle commedie adolescenziali alla Animal House, e un film in cui un ragazzo va indietro nel tempo senza droga, sesso o linguaggio volgare sembrava fuori mercato.

Solo grazie al supporto di Steven Spielberg, e al successo di Zemeckis con All’inseguimento della pietra verde (1984), il progetto ottenne il via libera da Universal. Il resto è leggenda. O meglio: è storia del cinema.

All’uscita nella sale, nel luglio del 1985, il pubblico americano si trovò davanti a un film che avrebbe ridefinito il rapporto tra intrattenimento e immaginazione Non era solo una commedia sci-fi con effetti speciali, era una macchina narrativa perfetta che viaggiava avanti e indietro nel tempo, nei sentimenti e nell’identità americana. E quarant’anni dopo, il film non solo resiste: vive, si evolve, viene citato, omaggiato, studiato.

Perché Ritorno al futuro è ancora così potente?

Prima del 1985, il viaggio nel tempo era appannaggio di letteratura o di film più cupi, cerebrali, distopici. Zemeckis e Gale cambiarono le regole. La loro macchina del tempo non era fatta di cristalli o portali, ma di acciaio inox e ali di gabbiano — una DeLorean DMC‑12, fallimento industriale trasformato in leggenda cinematografica.

La forza del film fu quella di rappresentare il tempo come qualcosa con cui giocare, ridere, riflettere. Marty McFly non cercava di salvare l’umanità ma la propria famiglia. Il racconto era universale. Cosa accadrebbe se incontrassimo i nostri genitori da giovani? Ci piacerebbero? Ci capirebbero?

Da queste domande semplici nacquero personaggi entrati nel mito: Marty, adolescente “troppo cool per il suo tempo”; Doc Brown, scienziato geniale e svitato dal cuore d’oro; e la DeLorean, macchina del tempo per eccellenza. Persino gli oggetti di scena — il giubbotto smanicato, lo skateboard, l’orologio della torre — divennero simboli culturali.

Nel 2015, le Nike autoallaccianti viste in Parte II furono realizzate davvero. La Pepsi lanciò le bottiglie “Pepsi Perfect”. Toyota presentò un’auto a idrogeno in omaggio al film. Insomma, si è partiti da un’idea brillante e si è finiti con la realtà che insegue la finzione.

Eric Stoltz, un Marty McFly troppo drammatico

Uno dei segreti meglio custoditi di Hollywood è che Michael J. Fox non fu la prima scelta per il ruolo di Marty. A causa di conflitti con le riprese della sitcom Casa Keaton (Family Ties), Fox inizialmente non era disponibile per la parte del protagonista. Il ruolo fu quindi affidato all’attore califoniano Eric Stoltz.

Stoltz aveva un gran talento dalla sua ma un’energia troppo cupa (drammatica) per il tono che i registi volevano dare alla pellicola, per cui, dopo sei settimane di riprese (e centinaia di migliaia di dollari spesi), fu licenziato. Nel frattempo Michael J. Fox, riuscito a liberatosi dagli impegni, accettò la parte e girò il film di notte e nei weekend, con un doppio carico di lavoro che oggi sarebbe impensabile. “Facevo 3 ore di sonno a notte”, ha raccontato. Eppure, il carisma e il tempismo comico che portò sul set ripagarono ogni sforzo. Esistono ancora alcune scene con Stoltz, gelosamente custodite negli archivi Universal.

La mitica DeLorean: da flop commerciale a icona pop mondiale

La DeLorean DMC-12, diventata leggendaria grazie a Ritorno al futuro, è una delle auto più affascinanti e controverse della storia dell’automobile. Con le sue porte ad ali di gabbiano, sembrava fatta apposta per diventare una macchina del tempo. Eppure, nel momento delle riprese, l’auto era un vero fallimento commerciale.

Prodotta dalla DeLorean Motor Company (DMC) – azienda fondata nel 1975 da John Z. DeLorean, ex ingegnere e dirigente di General Motors, noto per aver creato la Pontiac GTO, una delle prime muscle car americane, arrestato nel 1982 per traffico di droga (accusa da cui fu assolto nel 1984 perché incastrato dall’FBI, ma la sua reputazione crollò). – veniva assemblata a Dunmurry, vicino a Belfast, in Irlanda del Nord, in uno stabilimento costruito con fondi pubblici britannici. Il governo del Regno Unito investì nella fabbrica sperando di stimolare l’economia locale in una zona colpita dai Troubles (conflitto nordirlandese) ma i risultati furono pessimi.

La DMC 12, prodotta in 9000 esemplari negli anni 1981-1983, era pesante e poco potente rispetto alla concorrenza, con una guida giudicata lenta e imprecisa. I primi modelli soffrivano di problemi meccanici e difetti di assemblaggio, e a non favorire l’accoglienza c’era il prezzo (circa 25.000 dollari nel 1981, oggi pari a oltre 75.000), ritenuto troppo elevato per una nuova marca senza storia.

Nel 1983 la DMC fallì.

Back to future: La nuova Vita della DeLorean

Inizialmente, la macchina del tempo doveva essere un frigorifero! Ma Spielberg si oppose temendo che i bambini potessero imitare la scena chiudendosi dentro un elettrodomestico. I produttori allora dirottarono la scelta su la DeLorean per via del design futuristico e per le porte ad ali di gabbiano, che sembravano “spaziali”. Durante le riprese furono usate circa 7 DeLorean modificate, alcune delle quali oggi sono conservate in musei o collezioni private.

Negli anni ‘90 una nuova azienda, con sede in Texas, acquistò i diritti del marchio e ricondizionò le DeLorean originali, vendendole a collezionisti. Nel 2022 fu annunciata una nuova DeLorean elettrica (Alpha5), ispirata all’originale, ma con caratteristiche moderne.

Ritorno al futuro, dunque, non solo la riportò in auge ma l’ha resa oggi un’icona pop mondiale, immortale. Infatti, una DeLorean modificata come quella del film può valere oltre 150.000 dollari, ed esistono fan club dedicati esclusivamente al veicolo.

La colonna sonora che è diventata un’epoca

Tutti ricordano la celebre “The Power of Love” degli Huey Lewis and the News, canzone scritta appositamente per il film. Huey Lewis compare anche nel film, in un cameo come giudice della gara musicale (“Siete troppo rumorosi“), e il brano divenne un successo mondiale.

Ma la colonna sonora di Ritorno al futuro non è solo The Power of Love — anche se resta il brano più iconico. Il film include una combinazione di pezzi pop/rock dell’epoca, altri d’epoca (anni ’50) e composizioni originali orchestrate scritte da Alan Silvestri, con un tema principale potente e riconoscibile fin dalle prime note. I brani orchestrali non erano molto usati nei film per adolescenti all’epoca, ma Spielberg insistette per uno score “grande”, alla Indiana Jones.

Di seguito tutti i brani del film

Album ufficiale (1985)

L’album originale della colonna sonora conteneva:

  1. Huey Lewis and the News – The Power of Love
  2. Lindsey Buckingham – Time Bomb Town
  3. The Outatime Orchestra (Silvestri) – Back to the Future
  4. Eric Clapton – Heaven Is One Step Away
  5. Huey Lewis and the News – Back in Time
  6. The Outatime Orchestra – Back to the Future Overture
  7. Etta James – The Wallflower (Dance with Me, Henry)
  8. Marvin Berry and the Starlighters – Night Train
  9. Marvin Berry and the Starlighters – Earth Angel
  10. Marty McFly with the Starlighters – Johnny B. Goode

Altri brani orchestrali principali (presenti nell’album):

  • ’85 Twin Pines Mall”
  • “Peabody Barn / Marty Ditches DeLorean”
  • Clocktower” (per la celebre sequenza del fulmine)
  • End Credits”

5 Curiosità che (forse) non sapevi su Ritorno al Futuro

  1. Il numero 88 mph per viaggiare nel tempo fu scelto perché risultava visivamente dinamico sul tachimetro della DeLorean. In realtà, molte auto dell’epoca non arrivavano a quella velocità.
  2. Christopher Lloyd (Doc Brown) basò la sua performance su Albert Einstein e l’artista Leopold Stokowski, un direttore d’orchestra eccentrico.
  3. Nel 2010, uno scienziato tedesco ha dimostrato teoricamente la possibilità di viaggiare nel tempo attraverso curvature spazio-temporali… citando Back to the Future come ispirazione personale.
  4. La torre dell’orologio di Hill Valley è ancora oggi una delle attrazioni dei tour degli Universal Studios.
  5. Bob Gale ha ammesso che l’idea del film nacque dopo aver trovato l’annuario del liceo di suo padre, chiedendosi: “Se fossimo stati coetanei, saremmo stati amici?”

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