Opinioni di un Cazzullo e quell’insostenibile leggerezza dell’essere napoletani

Opinioni di un Cazzullo

Tornado per un attimo seri, andiamo ad analizzare cosa ha scatenato questa volta l’ira funesta del “napoletano di Napoli”.

L’altro giorno, Aldo Cazzullo – giornalista, intellettuale, opinionista e volto noto della tv nazionale – sul corsera, in risposta ad alcuni lettori che gli chiedevano del perché avesse definito la canzone di Sal Da Vinci la più brutta della storia del Festival, si è lasciato andare a commenti pungenti che hanno indispettito e suscitato lo sdegno di molti napoletani, offesi per alcuni accostamenti ritenuti inappropriati.

Sull’insostenibile leggerezza dell’essere in un certo modo napoletani si potrebbero scrivere trattati, ma in questa contesa, ad avviso di chi scrive, a commettere errori sono entrambi le parti.

Procediamo per gradi.

La 76ª edizione del festival di Sanremo si chiude con il trionfo di Sal Da Vinci e questo fatto ad Aldo Cazzullo non è andato a genio. La canzone è brutta, forse la più brutta della storia del festival. Fin qui nulla quaestio, ci può stare e tutti siamo consapevoli dell’inutilità di mettersi a discutere dei gusti.

È dalle motivazioni sul perché di tale bruttezza che nascono i conflitti.

Cazzullo pensa e scrive che «Per sempre sì» potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone.

Lo penso anche io, ad esser sinceri. L’accostamento del brano alla camorra ha fatto rabbrividire e saltare dalla sedia in molti. La percezione che Sal Da Vinci sia stato vittima di una discriminazione territoriale ha preso il sopravvento scatenando un’ondata di sdegno collettivo sui social.

Ma le cose stanno davvero così?

Napoletani vittime o carnefici di se stessi

Aldo Cazzullo è davvero l’ultimo dei razzisti italiani invidiosi e pronti a spalare merda su Napoli e i napoletani? NO.

Prima di giustiziarlo in pubblica piazza sarebbe stato opportuno concedergli il beneficio del dubbio indagando a fondo la questione.

L’intento di Cazzullo era quello di ferire nell’orgoglio un popolo che gioisce per la vittoria di un suo fratello? NO, non è ragionevole crederlo. Anche perché, in un passaggio successivo, lo stesso fa un apprezzamento sulle canzoni di Brancale e Samurai Jay.

E allora come si spiega questo attacco immotivato?

Per chi ha confidenza con le recensioni musicali, cinematografiche o letterarie l’opinione di Cazzullo è ciò che solitamente si definisce una stroncatura. Una critica severa, un giudizio netto, tranciante su un’opera che, per le ragioni più disparate, non viene apprezzata.

Sì, ma cosa c’entra la canzone di Sal Da Vinci, che parla d’amore, con la camorra? So che non è corretto rispondere ad una domanda con un’altra ma chiediamoci: è plausibile sostenere che un certo tipo di musica ammicchi all’immaginario criminale? La risposta è Sì

Nel caso di specie però si tratta di un effetto indiretto, involontario, indesiderato. Ovvero, il fatto che “Per sempre sì” si presti ad essere la colonna sonora di un certo tipo di cerimonie è una possibilità che non può essere esclusa a priori. Ed è proprio su questa impossibilità che gioca Aldo Cazzullo per rimarcare la sua contrarietà al brano. Può non piacere, ma è una critica che rimane nel perimetro della legittimità.

Questo come è chiaro non equivale ad assumere che Sal da Vinci sia un camorrista o che la canzone sia stata scritta per celebrare matrimoni di camorra, e altre allusioni di questo genere. È una chiave di lettura forzata che cede il fianco ai classici commenti sull’atavica incapacità di alcuni napoletani di liberarsi da un complesso di inferiorità permanente.

Sono tranelli preferibilmente da evitare perché trasformano il popolo da dichiarata vittima a carnefice di se stesso.

Eppure molte delle persone che ieri si sono scagliate contro Cazzullo sanno o conoscono bene le connessioni che ci sono tra musica neomelodica e malaffare, del supporto economico che alcuni artisti ricevono dalle organizzazioni criminali e di quanto siano coinvolti in determinati giri. Dei rapporti tra alcuni artisti e criminalità organizzata rimando all’ultima inchiesta di fanpage.it su Gigi D’Alessio.

A questo punto però mi scoccia di vestire i panni dell’avvocato del diavolo, anche perché Aldo Cazzullo è capace di difendersi da solo, e lo ha fatto motivando con un secondo intervento le sue posizioni.

Aldo Cazzullo ha ragione quando dice che la canzone di Da Vinci è la più brutta del Festival di Sanremo?

NO. Non ha né ragione né torto. È un’opinione personale e come tale va presa e rispettata.

Rispettata non perché sia autorevole o particolarmente degna di nota ma in quanto esercizio di un pensiero critico, espressione di un gusto o di una preferenza che in questo caso non viene accordata all’artista napoletano (calabrese o newyorkese di seconda generazione – mi si permetta l’ironia).

Ma veramente la canzone di Sal da Vinci è la più brutta?

Rimanendo nel territorio delle opinioni, dal mio punto di vista NO, in assoluto non è la più brutta.

A parere di scrive, l’ultima edizione è forse tra le peggiori di sempre: grigia, monotona, scarsa di contenuti interessanti e con canzoni ai limiti della decenza. E qui mi avvalgo del brocardo latino de gustibus.

Aldo Cazzullo – Orgoglio partenopeo: 1-1

Scusa Ameri, intervengo da Alba per segnalare il pareggio dei partenopei grazie ad un autogol di Cazzullo”

Nella parte centrale del commento il giornalista piemontese, per avvalorare il suo giudizio, si cimenta in una serie di confronti con altre canzoni del passato ritenute brutte, tra cui Italia amore mio di Pupo e Emanuele Filiberto valutata un gradino più in alto di Per sempre sì.

Beh, il caro Cazzullo probabilmente ha rimosso l’immane tragedia di Per tutte le volte che di Valerio Scanu che nel 2010 risultò vincitrice della sessantesima edizione del festival, costringendomi ad acquistare un nuovo telecomando della TV (in sostituzione del vecchio, finito chissà dove dopo un lancio nel vuoto avvenuto in occasione della proclamazione). Ma preferisco sottrarmi al gioco delle contrapposizioni e del benaltrismo da salotto per concentrare piuttosto le attenzioni su un errore grossolano nel commento di Cazzullo, squalificante della questione.

Occorre spostarci direttamente alle conclusioni dell’articolo dove vengono esposte delle considerazioni generali su un male figlio di questi tempi, ovvero l’emersione sulla scena dei cd improvvisati di mestiere.

Notare che l’Italia sia un Paese in cui chiunque possa rivestire il ruolo di presidente del consiglio, di ministro, essere nominato ambasciatore e così via è una impressione condivisa da tanti, ed è un argomento sul quale sarebbe interessante soffermarsi maggiormente per individuare e teorizzare possibili strategie d’uscita.

Tuttavia, la chiosa finale pecca di un pizzico di presunzione da parte di Cazzullo e fa emergere una scarsa conoscenza dell’artista partenopeo nel momento in cui quest’ultimo viene incastrato nelle maglie di tale fenomeno.

Se è reale infatti la percezione che oggi chiunque possa sedersi nelle stanze dei bottoni senza avere un minimo di competenza o essere qualificato per farlo, non può dirsi lo stesso di da Vinci che trionfa a Sanremo, perché in tal caso non si tratta di un fortunato pinco pallino qualsiasi. È ingiusto – ergo, non è corretto – associare il nome di un artista strutturato e preparato come Sal, con una gavetta importante alle spalle ed un curriculum tale da poter salire in cattedra ed impartire lezioni frontali –sul modo di cantare e di stare su un palco – al 90% degli artisti in gara all’ultima edizione del Festival.

Può non piacere la canzone, e va bene anche il volersi lanciare in una recensione dai toni decisamente forti. Lecito per quanto mi riguarda, ma tutto questo darsi da fare non può prescindere da una conoscenza dettagliata dell’artista che si commenti. Altrimenti l’osservazione dell’uomo qualunque che arriva in vetta senza né arte né parte diventa un’arma a doppio taglio, che vale anche per il Cazzullo di turno e la sua stroncatura. E questo sarebbe un clamoroso ed imperdonabile autogol per il giornalista serio ed equilibrato che conosciamo.

Pace e bene.

SD

Napoletano, curioso, estroverso, ama il sud e la sua gente, la buona cucina, la letteratura, il cinema, la musica, il calcio ed il mare. Adora viaggiare