Manco: “La Musica è salvezza, rifugio, cura”

Il 19 Aprile è stato pubblicato sulle principali piattaforme di streaming il nuovo singolo di Manco dal titolo SIRENA. Ne abbiamo parlato con l’artista.

Antonio, raccontaci la genesi di questo nuovo lavoro e, se ti va di ampliare un po’ il discorso, parlaci del processo creativo, delle fonti di ispirazione, di quanto tempo dedichi alla scrittura e alla realizzazione di una canzone.


Ciao e grazie per l’ospitalità in questo spazio. Come spesso accade per le mie canzoni, Sirena è nata con la chitarra. In questo caso specifico avevo il riff, che mi ha ispirato il groove, così l’ho portato in sala con il mio trio per svilupparlo. L’idea era di fondere la matrice blues-rock insita nel riff con un groove più funk/soul che rendesse il tutto più fresco. Da questo punto di vista mi sono ispirato ad alcune canzoni di artisti come John Mayer o Ariel Posen (il mio “hero” attuale!). Un primo scheletro del brano è stato completato in sala, alla vecchia maniera, ma non avevo di cosa parlare, non avevo un’idea tematica. Allora mi sono lasciato ispirare dalle radici blues e mi sono ricordato di un tema tipico delle canzoni blues, che ha origine nelle radici Voodoo degli afroamericani: l’attrazione distorta, misteriosa e magica alterata dalla magia. Un brano di esempio è Got my mojo working” di Muddy Waters, dove il “mojo”, il feticcio, viene utilizzato per cercare di far innamorare una donna. Mi sono ricordato che qualcosa del genere in passato mi era capitato, mi ero convinto per un tempo breve che una ragazza che frequentavo mi avesse attratto in maniera non “naturale”…diciamo così! Ho unito questa idea con la figura femminile incantatrice tipica Mediterranea, la Sirena, legata alle mie origini culturali,. Questo ha aperto gli argini e ho scritto la canzone. Il tutto è accaduto nell’arco di settimane. A volte ci metto mesi, altre due giorni.

Quei ricci rosso cenere li hai incontrati sul serio o sono il frutto dell’immaginazione? Sii schietto, chi è questa misteriosa Sirena mediterranea?

Sì e no. Come raccontavo prima ho frequentato una ragazza che credevo mi avesse attratto con la “magia”. Giuro, non scherzo! Quindi sicuramente l’idea di unire l’immaginario tradizionale blues con quello mediterraneo in questo argomento ha attinto anche da qualcosa di personale, ma c’è tanta immaginazione, tanto “ricamo” diciamo. Nelle immagini o nei dettagli. Alla fine noi cantanti/cantautori siamo anche un po’ attori. Questo non vuol dire che sia finzione, ma c’è una parte di “mestiere” dove ti lasci trasportare da immaginazione e inventiva!

Sirena è un brano realizzato da te e prodotto da Massimo De Vita (Blindur). Cosa significa nel 2024 essere un artista indipendente?

Tanta libertà ma anche tante difficoltà. Molti di noi, me compreso, non fanno soltanto questo per vivere. Tanti altri lavori in ambito musicale o altro. Volendo dedicare il giusto tempo in maniera professionale, non da “hobby” per intenderci, spesso si fanno enormi sacrifici in termini di tempo, energie e denaro. Questo molte persone non lo sanno e mi piace sempre parlarne. Ma non per lamentarmi, è semplicemente un dato di fatto. Se siamo qui a farlo e a raccontarlo vuol dire che comunque ci dà tanto, sotto tanti punti di vista.

La musica è tante cose insieme, alcune veramente importanti nella vita di una persona. Di solito è un arco che unisce ma alle volte può trasformarsi in una spada che separa, ed è bello sentirne parlare anche solo per scoprire come si innesti all’interno dei percorsi di ogni singolo individuo, dalle cose comuni, di tutti i giorni, alle situazioni più complesse per le quali – spessissimo – viene indicata come un rifugio o addirittura una cura (terapia). Al tal riguardo sono curioso di conoscere l’opinione del fruitore e chiaramente quella dell’artista. Cos’è dunque la musica per Antonio e per Manco?


Capisco perfettamente quello che dici. Per Antonio è salvezza, è rifugio, è cura. Per Manco è necessità espressiva, divertimento, soddisfazione, lavoro, ma anche un po’ di sano narcisistico egocentrismo…non lo nego. Normale che lo sia, nei limiti della sanità personale ovviamente. Spesso però questi due confini si toccano e si mischiano, non sempre è facile scindere Antonio da Manco. Me ne rendo conto quando ascolto qualcosa di nuovo, non sono mai veramente solo fruitore, subito penso cosa poter “rubare” o cosa vorrei evitare assolutamente nella mia musica!

Facciamo un piccolo salto indietro. 2020 e 2021 sono stati probabilmente un “unicum” dal punto di vista di vita collettiva, per quanto conosciamo finora. La pandemia ha tracciato solchi profondi in molti con il merito però – se vogliamo trovare un aspetto positivo – di disvelare criticità del nostro Paese, evidenziando alcune falle del sistema. Tu torni sulla scena dopo quasi 5 anni di silenzio, con il precedente album pubblicato un po’ di mesi prima che scoppiassero i primi casi di infezione in Italia. Come è andata?

Diciamo che mi è andata meglio di altri che veramente hanno pubblicato poche settimane prima. Io ho un po’ di mesi li ho avuti, fino all’estate almeno se non ricordo male. Però alcune opportunità di concerti, anche in posti al momento abbastanza rinomati, sono saltati. E nell’arco di tempo dell’uscita di un album non sarebbero stati male. Però questo mi ha dato qualche modo lo stimolo per un cambio, ho ridotto la formazione (da quintetto a trio), che poi ha anche dato la direttiva alla nuova linea produttiva, e ho ripreso, dopo i due anni di quasi buco totale, a suonare ancora i brani di quell’album (Sedicinoni) con la nuova formazione, facendo anche alcuni mini tour fuori regione (in trio è più facile :D). Fino a fine estate 2022 ho suonato così. Poi ho voluto un po’ di tempo per scrivere (sono sempre più critico) e definire questa nuova direzione in termini di sound, scrittura e genere.

C’è un riflesso di quei giorni nella tue canzoni, nel modo di approcciarti alla scrittura di nuovi pezzi oppure sotto questo profilo non è cambiato nulla?

Sono più lento, autocritico, introspettivo nello scrivere. Meno produttivo, mi faccio molte più domande e problemi, da un certo punto di vista potrei dire meno libero, ma forse è più corretto dire meno permissivo e più selettivo. Scrivere è come una palestra, più lo fai, più migliori, ma diventi anche più consapevole e quindi più selettivo. Ti dico che questo brano fa da apripista a un totale di 5 brani che verranno raccolti in un EP. Ma questi solo il frutto della selezione di una 15ina di brani, tra bozze non finite e roba finita e poi scartata. Però forse sono io che sono troppo severo 😀

Ho fatto un giro sul tuo canale Youtube e, con grosso stupore, mi sono accorto che sono trascorsi più di 11 anni dal tuo esordio (Dignità d’informazione). Devo ammettere però che sei un creator abbastanza attivo e simpatico, tra vlog, consigli, cover ed inediti. Insomma, ho scoperto un Manco che non conoscevo. Due album all’attivo, qualche singolo sparso qua e là… alcune domande sono obbligatorie:

  • cosa è cambiato in questo lasso di tempo?

Tante cose.
Il modo di comunicare la musica intorno. Quando ho cominciato, a 21 anni, non c’erano Spotify e Instagram. Solo Youtube e Facebook, si stampavano ancora i dischi etc. All’inizio c’è stato un ripudio, mi seccava proprio la cosa, poi ho capito che la fruizione e la comunicazione sono cambiati, quindi o mi sarei adattato o avrei continuato a cantarmela e suonarmela da solo (che comunque è un rischio che è sempre dietro l’angolo da indipendenti). Così ho abbracciato l’idea nuova di artista, che non è più l’isolato o la rockstar che scrive suona e basta, ma è imprenditore di se stesso, devo si fare musica, ma anche comunicare, creare contenuti e valore intorno al suo essere, al suo mondo. Ed è un processo in continuo, lo sto ancora imparando facendolo.

  • Credo di conoscere la risposta ma te lo chiedo uguale: cosa bolla in pentola? A cosa stai lavorando/hai lavorato?

Sicuramente questo nuovo modo di comunicare costante, prendendo il mio mondo musicale da tanti punti di vista, non solo quello delle canzoni, dei concerti etc. E questo è partito un paio di anni fa ed è sempre attivo e in continuo cambiamento.
Dal punto di vista strettamente musicale, mostrare questo lato di me che in realtà avevo in mente da anni, ma non riuscivo mai ad esprimere completamente – forse ora ci sono riuscito o mi ci sono avvicinato molto. Esprimermi così come sono, crudo e diretto, senza fronzoli produttivi. Così ho deciso di produrre questo EP in Trio, tutto in presa diretta, senza sovraincisioni, così come lo suoneremmo dal vivo, che vedrà luce nell’autunno 2024. Nel frattempo ci saranno un po’ di assaggi di singoli, di cui Sirena è il primo.
E qui sto sperimentando al massimo la mia personalissima fusione di canzone “italiana”, proprio nel senso di testi in italiano, con le radici “americane” di blues, rock, soul e folk.

Hai la possibilità di duettare con due artisti del panorama nazionale e uno soltanto di internazionale: Chi porti sul palco con te?

Nazionali sicuramente Ligabue. Non lo seguo da un po’ e non lo preferisco ora, ma da ragazzino, le sue prime produzioni le trovavo molto affini. Invece guardando roba più recente, più affine alla mia attitude blues-rock ma in italiano, sicuramente i Bud Spencer Blues Explosion. In realtà sarebbe un sogno aprire almeno un loro concerto. Internazionali, sicuramente il mio attuale “eroe”: Ariel Posen.

  • Con quali canzoni e perché?

Non so se canzoni dell’artista o mie, pensando alle mie, con Ligabue duetterei su Febbraio”, un mio brano folk/rock di “Sedicinoni” molto cantautorale. Con i BSBE su “Buoni Propositi”, un brano che è inspirato al loro modo di suonare (e di conseguenza ai Black Keys). Con Ariel Posen duetterei col singolo di prossima uscita “Contro di me”. Una ballad in 6/8 molto nel suo stile, con tanto di assolo di chitarra slide (nel suo stile, con il suo slide signature….Si sono proprio fan!)

Metaverso, Intelligenza artificiale. La tecnologia ci porta lontano proiettandoci verso un futuro senza confini. È un progresso che fa un po’ impressione per la velocità con cui si muove ma, d’altro canto, ci sono delle prospettive che non possono essere ignorate. Ad esempio, l’utilizzo dell’A.I. nella realizzazione (in una o più fasi) di un brano. Cosa ne pensi in merito?

Un po’ ne ho timore, però non ci ho sperimentato quindi preferisco non parlare di cose che non conosco. Sicuramente per quanto un A.I. riesca a riprodurre cose (non ho sperimentato, ma ne ho sentite), credo che ci siano aspetti umani irriproducibili. E la cosa divertente sai qual è, che le cose irriproducibili sono le cose per noi “negative”: errori, fallimenti, sbavature, imperfezioni. Queste però sono le cose che ci fanno rizzare i peli sul braccio quando sentiamo un bending di Clapton dal vivo e sul disco (per dire).

Con un piede nel presente e lo sguardo rivolto in alto ci salutiamo lasciando spazio ad un’ultima curiosità per i lettori: dove si vede Manco fra 5 anni?

Domanda sempre complicata. Musicalmente sempre più dentro il percorso che sto provando a fare, approfondendo stili e fondendoli con il cantautorato nostrano. Non famoso, ma che mi sono creato la mia cerchia, il mio habitat riconoscibile.
Per ora abbiamo questi singoli e l’EP in autunno. Nessun live alle porte, non in programma. L’idea è quella di andare calmi, lavorare bene sulle nuove uscite, al massimo, da indipendente, per gettare buone basi per un po’ di date autunnali/invernali.
Intanto il 30 maggio uscirà il nuovo singolo “Contro di me”!

Grazie e ciao. Un abbraccione!

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SD

Napoletano, curioso, estroverso, ama il sud e la sua gente, la buona cucina, la letteratura, il cinema, la musica, il calcio ed il mare. Adora viaggiare

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