Erminio Sinni vince la prima edizione di The Voice Senior

La prima edizione italiana di The Voice Senior ha visto trionfare Erminio Sinni, in una trasmissione che ha insegnato qualcosa di bello alla televisione nostrana.

Il programma deriva dal format originale, focalizzandosi su vocalità che hanno dai sessant’anni a salire, dalle variegate estrazioni artistiche e con l’unico vincolo d’accesso imposto, appunto, dall’anagrafe.

I coach di The Voice Senior

 

Conduzione affidata ad Antonella Clerici, mentre i coach che selezionano i membri del proprio team e li accompagnano fino alla finale  sono quattro:

  • Loredana Bertè, squadra composta da una forte presenza femminile dalla quale emergerà anche il vincitore di questa edizione.
  • Gigi D’Alessio, sicuramente il più a fuoco nel suo ruolo, abile a selezionare due finalisti che completeranno il podio.
  • Clementino, alla prima esperienza televisiva del genere, trainato da Gigi D’Alessio e la loro recente collaborazione in questa dimensione dello spettacolo. Anche nelle dinamiche d’interazione durante le cinque puntate c’è forte feeling con il conterraneo.
  • I Carrisi, coach due in uno con Al Bano accompagnato da Jasmine Carrisi, figlia nata dall’unione con Loredana Lecciso e sulla quale torneremo in un secondo momento.

 

Lo svolgimento del programma

 

Un’esperienza durata meno di un mese, che restituisce una sensazione di estrema frenesia rispetto al naturale decorso del format principale. Tre puntate di Blind Auditions hanno regalato passaggi musicalmente interessanti e pochi pagnistei da caso umano che tanto piace allo share.

Le quattro squadre (per un totale di trentasei partecipanti) sono state decimate nel giro di dieci giorni (e poco più di una puntata) ad otto sopravvissuti. Questi, i protagonisti della finalissima trasmessa in diretta su Rai Uno.

La vittoria finale, decretata da un televoto unico i cui voti sono stati conteggiati nelle tre ore di diretta, è stata conquistata da Erminio Sinni, senza ombra di dubbio superiore ai competitor, per quanto validi e ben preparati. È stata una serata dove, tra le varie prove, i coach si sono esibiti insieme ai loro concorrenti, prima di lasciare il palco per le due tornate totalmente focalizzate sulle nuove voci d’antan.

Una vittoria già scritta? Probabilmente sì.

 

Erminio Sinni, cantautore romano relegato all’ombra per colpevoli mancanze dell’industria discografica, ha lasciato il segno già dalla blind audition, dove si era esibito in “A mano a mano” di Rino Gaetano”. Il colpo da maestro è arrivato alla prima tornata della finale quando ha cantato “Bella senz’anima” in una versione da far impallidire anche lo stesso Riccardo Cocciante.

Poco da fare per Elena Ferretti (brava, ma incerta in canzoni che hanno richiesto molto fiato) e Marco Guerzoni (performer completo ma meno cantate di Sinni). Hanno completato il podio risultando praticamente doppiati dal vincitore.

Questo infatti il televoto finale combinato:

  • Erminio Sinni: 53,71%
  • Elena Ferretti: 24,73%
  • Marco Guerzoni: 21,56%

The voice senior

The Voice Senior 

Un insegnamento importante ma anche una forte incoerenza

 

Personalmente credo che la RAI, in chiusura di 2020, abbia piazzato un buon prodotto. The Voice Senior si è dimostrato valido, con buon ritmo ed un focus molto centrato sulla musica, anche grazie alla presenza della band dal vivo. Si sopporta serenamente la presenza, discreta e professionale, di Antonella Clerici e la buona amalgama tra i coach ha fatto il resto in termini di intrattenimento. Emozionante quanto basta senza scadere in facili patemi, tra le frasi di maniera riguardo il mood da “c’è sempre una seconda possibilità, una chance di raggiungere quello che si merita” si radica un insegnamento importante; la televisione non deve rincorrere necessariamente il successo di primo pelo, da masticare, spolpare e buttar via nel dimenticatoio.

Ora inizia la fase più significativa: non lasciar finire nuovamente nell’oscurità quanto di buono messo in luce da un mese di messa in onda.

Jasmine Carrisi

 

Forti ideologie che vengono parzialmente macchiate da una forte incoerenza: si è parlato tanto, durante il programma, di artisti che non hanno ricevuto la visibilità meritata. Va bene riconoscerlo, va bene enfatizzare come queste persone abbiano lottato molto per stare tre minuti davanti una telecamera a dare sfoggio della propria arte. Meno bene va mettere tra i coach Jasmine Carrisi.

Questa persona, poco più che maggiorenne, non ha curriculum artistico, è figlia di Al Bano e come tale ha condiviso il potere decisionale e la direzione artistica del loro team.

Perché si è trovata a The Voice? Forse per intercettare la fascia di pubblico più giovane (operazione già parzialmente coperta dalla scelta del rapper Clementino), forse perché papà Al Bano aveva posto qualche diktat al riguardo. Ma per quante buone parole si possano spendere, Jasmine Carrisi è sembrata davvero mediocre.

Pochi contenuti, espressi in modo raffazzonato, una forzata presenza durante le performance artistiche di gente che i palchi se li è divorati a vario titolo (nell’esibizione dei quattro coach insieme, lei ha cantato in un playback imbarazzante dopo essersi esibita dietro una consolle da DJ spenta) e un consistente retrogusto che manda in cavalleria tutta la retorica prodigata da The Voice Senior.

Sarà una bravissima persona, ma perché piazzare lì una ragazza tanto giovane quanto impreparata a ricordare agli anziani partecipanti che, nonostante tutto, loro non hanno raggiunto i risultati sperati perché mancava il giusto aggancio?

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.