Snowpiercer: una seconda stagione più cruda ma ricca di cambiamenti

La seconda stagione di Snowpiercer, trasmessa a puntate settimanali dal 26 gennaio al 30 marzo, è disponibile per intero sulla piattaforma streaming Netflix.  

Snowpiercer IIDove eravamo rimasti?

 

Ci eravamo lasciati con l’arrivo inaspettato di un altro treno di sopravvissuti agganciato allo Snowpiercer, che preannunciava una serie di nuovi sconvolgimenti appena dopo la fine della “rivolta del fondo”. Il fondo adesso non esiste più, è diventata una terra di confine in cui si avviano le trattative. D’ora in  avanti si parlerà di un “treno lungo 1034 carrozze”, seppure la Big Alice, la nuova arrivata, resti distinta dal vecchio treno.

Per liberarsi dall’ingiusto sistema e consegnare lo Snowpiercer al popolo è stato fatto tanto; a sconvolgere nuovamente gli equilibri compare il Signor Wilford in persona. Interpretato da Sean Bean, con l’inconfondibile doppiaggio italiano di Luca Ward, Wilford è tornato per interpretare il ruolo del cattivo e riprendersi quello che aveva progettato: il suo treno. È chiaro, dunque, che l’aspirazione ad avere un solo treno per tutti viene, anche dialetticamente, spezzata.

Ci eravamo, quindi, posti un quesito: sarà necessario richiamare tutti al vecchio ordine?

Snowpiercer seconda stagionr

Sistemi a confronto

Risulta evidente che il nuovo sistema del treno gestito da Layton è debole.

La situazione è critica, e l’ex capo della rivolta, affiancato da un rappresentante per ogni classe, decide di intervenire. I sacrifici che sarà costretto a chiedere metteranno in crisi il suo ideale. Il governo “del popolo”, a quanto pare, non durerà a lungo. Anzi, mai comincerà.

Ci sono nuovi omicidi misteriosi ed azioni illegali, come il commercio di droga. Le persone non sanno più a cosa e chi appartengono. Una guerra civile è alle porte.

Quando Wilford avrà modo di dimostrare di essere l’unico in grado di poter gestire e guidare il treno, grazie alla sua furbizia e le sue conoscenze, Layton si farà da parte, incapace di reagire, mentre la gente si metterà dalla parte del rivale.

L’ex poliziotto viene rimandato da dove era venuto – “la Palude” – e solo adesso lo riconosciamo. Come se quello fosse l’unico posto dove sappia muoversi.

In Snowpiercer è evidente la dimensione politica e il film del 2013, a cui la serie si ispira, lo dimostra molto bene. Con la serie, per ovvie ragioni, il racconto viene esteso. Layton dimostra che per abbattere un sistema, volente o nolente, devi fare i conti con il radicamento delle idee di disuguaglianza nelle persone. Ci sarà sempre chi governa e chi sarà governato, e l’ordine ha un prezzo alto da pagare.

La crudeltà di Wilford  farà rimpiangere presto il passato in cui governava Melanie.

Mentre quest’ultima era mossa dall’ideale di tenere in vita la “sacra locomotiva” nel suo insieme, le scelte di Wilford sono puramente legate al suo egocentrismo e fanatismo. La simbologia entra molto di più in gioco con lui (si pensi al segno delle dita in suo onore), ossessionato dall’apparenza, dallo sfarzo, dalla propaganda (l’entrata in stile Willy Wonka o da “The greatest showman” nella carrozza 272 ne è un evidente, forzato, esempio).

Usa letteralmente tutti come armi e ognuno, in modo subdolo, viene addestrato per uno scopo, delineando una linea sottile tra ciò che è vero e ciò che è frutto della sua creazione. Una rappresentazione di “Saturno che divora i suoi figli”, il quadro di Goya che, non a caso, compare in un episodio.

Il cambiamento.

In questa seconda stagione il cambiamento lo si vede ovunque.

Prima di tutto il disgelo: segnali dal vecchio mondo ci dicono che l’era glaciale sembra essere ormai al tramonto. Le ricerche scientifiche di Melanie sul campo nutriranno la speranza per un mondo fuori dal quel treno, liberi dal sistema delle carrozze. Una speranza che Wilford non vuole alimentare per via del suo fanatico attaccamento.

Si lotterà per mantenerla viva, perché è l’unica cosa che questa volta li tiene uniti.

Se nella prima stagione Melanie giocava il ruolo della cattiva (si nascondeva dietro il nome di Wilford per mantenere l’ordine), adesso diventa l’eroina che si sacrifica per garantire una ricolonizzazione sulla terra.

Nuovi personaggi muoveranno le file della trama, come Alex, l’intuitiva ragazzina che guida e conosce tecnicamente la Big Alice. Degna figlia della madre, Melanie, che la credeva morta – invece salvata da Wilford.

Assisteremo al cambiamento de La Doula Miss Audrey; ma la vera rivoluzione si avrà con Ruth, che in questa seconda stagione acquisirà improvvisamente un’acuta sensibilità. Mostrerà un suo lato materno e si pentirà degli orrori commessi in passato. Lo farà quando svanirà in lei l’ammirazione ceca per il signor W. Addirittura si spoglierà della sua affezionata divisa per mettersi dalla parte dei “buoni” sporcandosi le mani.

Snowpiercer II stagione

La seconda stagione di Snowpiercer ha funzionato?

 

Ciò che risalta e rimane impresso di questa serie è la caratterizzazione dei personaggi, che in questa seconda stagione godono di una cura maggiore. Sono tutti riconoscibili da caratteristiche fisiche o caratteriali, e spesso sono presentati in modo caricaturale. La conferma arriva dalle tante caricature e dai disegni dei fan pubblicati sui social.

Questa seconda stagione è decisamente più cruda. Mostra immagini di forte violenza – sia fisica che psicologica. Non a caso, talvolta si avverte lo spettatore che “l’episodio contiene scene di suicidio che possono urtare la sensibilità.” E addirittura “se siete o conoscete qualcuno in difficoltà visitate il sito www.wannatalkaboutit.com per informazioni e assistenza”, creato proprio da Netflix.

Sicuramente rispetto alla prima stagione è più omogenea nella trama; in questo secondo capitolo, infatti, si va diretti dall’inizio alla fine, laddove ci si lamentava delle variazioni troppo lunghe.

L’idea dell’ambientazione rimane apprezzabile, ma a tratti sembra stancarci un po’ quella sensazione di claustrofobia ed un ritmo non sempre entusiasmante. Consigliato di gran lunga di più il film.

Alcuni sviluppi delle scene sono prevedibili e ci si dimentica di qualche pezzo: che fine hanno fatto i compagni protagonisti della prima rivolta a fianco di Layton? Miles, per esempio, il bambino talentuoso che sembrava potesse avere un ruolo importante come futura mente della rivoluzione, dopo una sola apparizione scompare; il personaggio di Pike forse meritava di essere approfondito di più.

Al contrario LJ e John Osweiller hanno avuto forse troppo spazio, senza dare un grande contributo alla trama. È evidente che questa volta Layton abbia scelto altri compagni di viaggio. Per puro gusto personale anche quest’ultimo, pur essendo uno dei personaggi principali, non riesce proprio a convincermi.

Ci chiediamo, inoltre, se la riabilitazione della reputazione di Melanie Cavill sia giusta? Le sue azioni passate finiscono per essere giustificate e dimenticate pur essendo ancora visibili.

Non si può  negare il meritevole lavoro della fotografia, dei costumi, delle sceneggiature e della soundtrack. Anche il cast nel complesso ha fatto un bel lavoro. Tutti elementi che rendono, alla fine, Snowpiercer un prodotto di alta qualità.

Il finale dell’episodio 10 – “Into the white” (nelle terre ghiacciate) –  fa pensare ad una terza stagione in cui si ritornerà ad avere due treni distaccati. La domanda a questo punto è: si riuscirà a ripopolare la terra?

Claudia Avena

“Snowpiercer”, una società distopica in movimento.

Lucana "amara". Spontanea e Creativa, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Mai la stessa ma sempre "sul pezzo". Affezionata alle culture popolari, curiosa ed amante dell'arte a 360°. Osservo, leggo, ascolto, studio, vivo, mi appassiono e ....scrivo.