Myss Keta mostra il “Lato B” di “Il cielo non è un limite”

Senza troppe cerimonie di circostanza, nel carrozzone delle release del venerdì trova posto anche Myss Keta.

Dopo aver chiuso il 2020 con un nuovo disco, la Myss della canzone italiana lascia sbocciare, in primavera, due fiori oscuri che formano “Il cielo non è un limite – Lato B”; edito da Island Records/Universal Music.

La contrapposizione in rigoroso caps lock agli echi di Sky’s The Limit di Notorious B.I.G. in questo brevissimo episodio musicale non mira verso il blu del cielo, ma anzi si tinge di nero puntando le strade meno illuminate nella notte. Naturale che attorno a questo concept si focalizzi anche la copertina firmata da Apollonia Saintclair, e se al calare del sole arriva il coprifuoco per Myss Keta non c’è problema: si lascia accompagnare dalle DPCM.

No, non è un refuso di scrittura nell’articolo per identificare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri: nel primo brano del lato B, “Miriam”, c’è la featuring delle DPCM. Sono L I M (basso), Giungla (chitarra) e Danila Guglielmi (batteria elettronica), ed esordiscono disegnando atmosfere post-punk in una traccia che potrebbe segnare un punto di partenza per future ramificazioni artistiche.

Decisamente più in linea con la grammatica di Keta, seppur spinto all’estremo dalle sofisticazioni effettistico-digitali, l’altra canzone “L 02 E FREESTYLE”: versione estesa di un freestyle pubblicato sui social prima dell’uscita di “Il cielo non è un limite”, è una chiara affermazione di (pre)potenza che gioca sugli stilemi del fare brutto per smontarli e colorarli al femminile.

Miss Keta Lato B

Ma che cos’è “Il cielo non è un limite – Lato B”?

Definirlo un’appendice, o anche il completamento della figura musicale plasmata nella release principale, potrebbe risultare fuori fuoco.

Lato B, a parere personale, è un accenno di sperimentazione estremizzata: in “Miriam” è palese la volontà di confrontarsi (e saggiare il feedback del pubblico) con un genere musicale molto distante dal canone. E con il supporto delle DPCM, l’operazione risulta più che credibile. Io ascolterei a scatola chiusa un disco di Myss Keta post-punk con queste venature di new wave particolarmente dark.

Invece, “L 02 E FREESTYLE” spinge gli artifici sulla voce fino a capire quali sono i confini (naturali e tecnologici) . Cosa resta da inventarsi attorno all’anonimato.

Mentre si susseguono le pubblicazioni discografiche, noi continuiamo ad interrogarci sulla futuribilità dello status artistico di Myss Keta, che di certo non può ripetere pedissequamente le stesse cose per imbonire la propria fan base. E che qui dimostra quali fattezze inedite possano assumere le nuove produzioni.

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.