H – Helena, la seconda stagione del crime drama al femminile

Tutto quello che tocca Netflix diventa oro, che sia placcato o massiccio.

Non fa eccezione H – Helena, crime drama spuntato in sordina sulla piattaforma del colosso dello streaming, dopo circa un anno dalla pubblicazione originale.

La grande N rossa non ha esitato ad allestire (e produrre) la seconda stagione, confermando alla regia il duo Torregrossa – Trullols. È stata resa disponibile alla visione immediata dal 5 febbraio, attraverso sei puntate.

H – Helena – La seconda stagione

 

Ritroviamo Helena (per tutti, H) a Napoli nel 1961, esattamente un anno dopo le vicende narrate nella prima stagione. Camino, legata ad H da un’amicizia viscerale, sta suggellando il suo matrimonio italo-spagnolo, occasione che permette ad Helena di stringere accordi per affari illegali che la riporteranno a Barcellona.

Anche perché Malpica non è più al potere (difficile comandare, da morti), e l’erede designata dall’ex boss della malavita è proprio la femme fatale interpretata da Adriana Ugarte: il ritorno a casa segna il ritorno all’Albatros, con un Alejandro Vinuesa pronto a ficcare il naso con le sue indagini.

In un crescendo di tensione e pressioni che danzano sul precario limite del punto di rottura, la protagonista avrà il compito di capire chi è meritevole di fiducia nel turbinio di umanità che le gira intorno.

H Helena seconda stagione

Non c’è più dualismo, Hache è Helena

 

Persona e personaggio finiscono per fondersi: Helena elabora una visione del suo presente basata sul cinismo. È pragmatica, tiene testa a boss scomodi e forze dell’ordine invadenti, riuscendo a cavarsela anche con qualche familiare troppo avvezzo a combinare guai. Ed anche quando un suo punto di riferimento è costretto ad un allontanamento evita crolli che potrebbero rivelarsi utili a forze avverse.

Il manierismo forzato (ed a tratti incoerente) di una donna nichilista e spietata viene superato, perché adesso Helena è davvero una gangster: in abito da sera o in pantaloni, non ha più bisogno di indossare una maschera perché temprata a sufficienza dalle vicende che ha vissuto.

È lei a dirigere lo show, impersonata con efficacia dall’attrice Adriana Ugarte, volto, vocalità e corpo che caratterizza i panni (anche quando cadono) della donna di potere ed al potere.

 

Sullo sfondo, una Barcellona che è specchio di realtà

 

Se c’è un grande merito che ha questa serie (e che la seconda stagione non tradisce) è l’orgoglioso rifiuto della cartolina. Colori, atmosfere, scenografie interne ed esterne restituiscono un sapore di Barcellona reale, veritiera nel suo miserevole torpore di città portuale sotto dittatura, sobria e un po’ stracciona anche nei momenti più mondani e sfavillanti.

La malavita imperversa nelle viuzze della povertà; come abbiamo scritto parlando della prima stagione: si ruba, si spara, ci si ammazza. Le cose qui non cambiano, perché se è vero che il paradigma del crime drama sta cambiando, allora il memento mori diventa sempre più ingombrante.

Il grilletto è leggero, delicato nella pressione e letale: dal primo all’ultimo secondo c’è sempre la sensazione che stia per avvenire qualcosa, ed un nuovo lutto si prepara ad essere accompagnato da pianti fragorosi.

H Helena seconda stagione

Lo stesso finale lascia aperture ad una terza stagione 

 

Senza addentrarci nei dettagli di trama, già un banale computo delle puntate (sei, rispetto alle otto della prima stagione) lasciava presagire qualcosa di “monco”. Ci sono sviluppi, nuovi personaggi ed evoluzioni nelle gerarchie, ma il sentore più forte è che questa seconda stagione avesse una funzione strumentale, come di transizione per proiettarsi ad una terza stagione che potesse fare chiarezza mediante ulteriori sviluppi. Si chiude una linea romantica con un suicidio, ma le vicende inerenti l’Albatros, lo spaccio di droga a Barcellona e le forze dell’ordine che vogliono fermare i traffici della malavita restano tutte aperte.

Lecito attendersi, quindi, che tali affari in sospeso trovino continuità (e forse una degna conclusione) nell’ipotetica terza stagione di H – Helena. Sarebbe decisamente mediocre terminare così.

 

Il legame tra Spagna e Italia in H – Helena

 

“Con l’avvento del Covid saranno valorizzate le produzioni nazionali”

Proprio non riesco a ricordare chi mi ha detto questa cosa più di un anno fa, ma è terribilmente vero: Netflix investe molto per serie TV e film dalla Spagna, e di rimando strizza l’occhio all’Italia. Gli algoritmi della piattaforma propongono all’utenza nostrana buona parte del catalogo iberico, ma ci sono anche forme più sottili di imbonimento dello spettatore.

Probabilmente è la coda lunga dell’effetto Casa De Papel, ma le esigenze di trama portano a ben più di un paio di battute recitate in lingua italiana perfino nel doppiaggio originale di H – Helena. Oltre al recitato, c’è da considerare il commento musicale: se nella serie TV delle rapine in tuta rossa hanno imperversato Umberto Tozzi e Franco Battiato, la puntata conclusiva della stagione di H – Helena si apre con una sognante versione al femminile di Il cielo in una stanza.

D’altronde, il brano firmato da Gino Paoli era stato pubblicato proprio nel 1961 (e reinterpretato da Franco Battiato quarant’anni dopo, giusto per chiudere il cerchio).

 

GP

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.