Fiori e malinconia: “Sai” è la primavera di Luca Notaro

Emozioni che si avvicendano col susseguirsi delle stagioni per Luca Notaro.

Se lo scorso autunno ci ha regalato una sferzata di leggerezza con Blues #5 (Ubriaco di autostima), blues in stato di ebbrezza registrato dal vivo, la recente primavera che ci troviamo a vivere assume contorni emotivi nettamente differenti.

I suoni fanno da cornice ad una lettera di fine amore, fatta di consapevolezza ed estrema sincerità. “Sai” è storytelling, sviluppato sui social nei giorni precedenti la pubblicazione del pezzo, e parla di assenze ed un continuo cercarsi senza però rivedere il volto sperato.

Non ci sono bilanci da tracciare o colpe da imputare, perché nessuno ne è esente: il narratore ammette i propri sbagli e le sue fragilità. Tema principale della canzone è l’autodifesa, il riscatto da una relazione non soddisfacente: entrambi meritano di più di ciò che stanno vivendo, ma purtroppo manca il coraggio di chiedere quanto sarebbe giusto.

Il riff di chitarra scarno, morbido ma al tempo stesso risoluto accompagna le parole in un flusso di coscienza in bilico tra blues e pop, un canto moderno che miscela in forma inedita suoni e sensazioni. Di questo brano pubblicato per Metodica Records ne abbiamo parlato direttamente con l’autore.

 

Luca Notaro – L’intervista per il singolo “Sai”

 

“Sai” ha un testo molto eloquente, ma a chi è rivolta? Una singola persona oppure una situazione tipica che pensi si ripeta spesso al termine di una relazione?

Non credo si possa parlare di un significato univoco. “Sai” è rivolta a chi sente queste storia sua, che sia dal lato del narratore oppure dell’ascoltatore; ho pensato questo pezzo proprio cercando di restituire una duplicità, un senso più inclusivo che permette alle persone di ritrovarsi su un versante oppure sull’altro. È stato interessante pensare alla canzone da questa prospettiva.

Una canzone che racconta una storia, ma che ha vissuto anche tappe di avvicinamento sui social. Come mai hai scelto di sviluppare uno storytelling che a suo modo ha “esteso” la narrazione di questa vicenda?

I social sono sicuramente specchio del nostro quotidiano e, visto che ogni giorno (soprattutto di questi tempi) cerchiamo di portare avanti varie sfumature di relazioni interpersonali attraverso queste piattaforme, ho pensato fosse la scelta giusta dare a “Sai” una dimensione virtuale. Mi sono divertito a programmare i contenuti che nelle settimane antecedenti la pubblicazione del brano hanno generato interesse su Instagram e Facebook. È tutto complementare alla canzone.

Come ti stai trovando a comporre e scrivere in italiano? Sembri pienamente a tuo agio e non è mai scontato quando si inizia scrivendo testi in inglese.

È come mettere finalmente quei pantaloni della misura giusta: naturale e spontaneo. Scrivere in italiano ha un altro tipo di difficoltà rispetto l’inglese, ma mi ci sto lavorando molto e la sto vivendo come una sfida. Non è per niente facile, ma è parte integrante del mio percorso di maturazione artistica.

In queste settimane si è notato quanta importanza dai all’aspetto umano della musica, ed alle persone che vanno a creare i numeri, piccoli o grandi che siano. C’è il rischio che a guardare troppo alle “quantità” si perda di vista il lato più importante della musica, il dialogo diretto fra ascoltatori ed autore?

Spesso vorrei eludere i numeri ma chiaramente non si può. L’importante è instaurare un dialogo vero con i propri ascoltatori, e non lasciare che l’epoca dei numeri sia d’intralcio al percorso artistico. Numeri alti non è necessariamente alta qualità e viceversa.

A proposito di lato umano, c’è sempre una bella collaborazione work in progress con Calmo. Dobbiamo aspettarci novità in tal senso a breve?

Con Calmo ci saranno sicuramente ulteriori sviluppi, tra contenuti social e brani stiamo lavorando su diversi fronti per proporre novità nei mesi a seguire. C’è solo da pazientare un po’…e nel frattempo continuare ad ascoltare “Sai” 🙂

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.