Adduci racconta “Se invece di sbattere gli occhi” | INTERVISTA

Maturazione lenta e costante, quella che ha affrontato Adduci negli ultimi anni. Tra spostamenti geografici ed evoluzioni del proprio registro espressivo, il cantautore di origine partenopea ha deciso di metterci faccia e nome nel progetto culminato nella collaborazione con Adesiva Discografica. Il risultato è “Se invece di sbattere gli occhi”, disco che chiude il cerchio attorno ai singoli che hanno scandito i mesi precedenti (tra questi, anche “Parte di me”).

Ho scritto queste canzoni indagando me stesso. L’ho fatto prestando la massima attenzione agli effetti di qualsiasi tipo di interazione con le persone che ho incontrato: quelle che ho amato, quelle che ho creduto di odiare e quelle che mi hanno lasciato del tutto indifferente. Non stavo cercando nulla fuorché la bellezza.

Parole semplici, sferzate incisive che diventano emblema della poetica di Adduci; un pugno di canzoni in bilico fra pop, elementi acustici e canzone d’autore inguante di velluto ma che sanno animare in modo concreto le inquietudini, le incertezze e tutta l’introspezione di chi non vuole piegarsi alla deriva del presente. Ne abbiamo parlato con l’autore in questa intervista.

Adduci – L’intervista per “Se invece di sbattere gli occhi”

Ciao Vincenzo, durante la nostra ultima chiacchierata si è iniziato parlando di primo lockdown, della bilancia che segnava in negativo…facciamo un aggiornamento ad un anno di distanza: adesso come te la passi?
Me la passo bene! La bilancia alla fine si è attestata sui -20kg… ma non è solo per questo che mi sento completamente un’altra persona, probabilmente siamo persone un po’ diverse ogni giorno.

Un anno fa dicevi di navigare a vista, e nel frattempo è arrivato “Se invece di sbattere gli occhi”. Puoi introdurci il tuo disco?
“Se invece di sbattere gli occhi” è una raccolta di canzoni molto eterogenea, questo perché ogni brano è stato concepito singolarmente e soltanto dopo è nata l’idea di racchiuderle dentro un’unica confezione. Queste canzoni hanno in comune un certo tipo di approccio: raccontano le interazioni umane da un punto di vista soggettivo e introspettivo, vanno a indagare gli effetti degli “altri” su di sé.

Nella nota stampa che accompagna la release mi ha colpito molto questa frase “Non stavo cercando nulla fuorché la bellezza”. Mi torna in mente una riflessione che porto avanti da un po’: non viviamo tempi prosperi per chi ha una determinata sensibilità estetica. Senti anche tu che “il mestiere di vivere” sia diventato nettamente più pesante a fronte di una società sempre più intollerante?
Be’, conosciamo bene i problemi del nostro tempo, ma non avendo vissuto in prima persona le epoche che ci hanno preceduto dobbiamo essere cauti nel confronto. È possibile che certe dinamiche comportamentali siano sempre esistite, anche se con forme diverse. Che siano insite nell’essere umano, quindi. Se così fosse, dovremmo ammettere che gli strumenti grazie ai quali oggi possiamo osservare così da vicino ci agevolino in qualche modo, anche se l’effetto collaterale può essere quello di accrescere la frustrazione.

Probabilmente occuparsi di arte non è mai stato un affare semplice, ma va dato atto alla nostra specie di essere sempre riuscita in qualche modo a saltarne fuori. Dietro a questo successo c’è il sacrificio di molti, anche dei più di cui la storia non ha conservato alcuna traccia.

Le nove canzoni che compongono il tuo disco sono coerenti tra loro ma al tempo stesso ognuna ha tratti caratterizzanti. L’idea di pubblicare singoli a cadenza periodica serve proprio a dare giusta visibilità a ogni pezzo o è nata come esigenza spontanea?
L’esigenza è quella di dare a ciascun brano, e ai messaggi che porta con sé, lo spazio che serve. Concentrarsi su un pezzo alla volta permette di essere molto più accurati nella comunicazione.

Sei fisicamente molto presente nei videoclip: è un fattore che rimarca quanto conti “metterci la faccia” nell’evoluzione da Candybag ad Adduci?
In realtà è semplicemente capitato! Nei primi due video ho preferito evitare di comparire in prima persona, mentre nei successivi ho accettato questa sfida come un gioco.

Proporre un approccio sonoro leggero ma al contempo incisivo in risposta al rumore della discografia moderna è sempre la tua missione?
La mia missione resta quella di esprimere cultura e dare dignità alla poesia. Non mi vedo in contrapposizione con la discografia moderna, eventualmente è la discografia moderna a essere in contrapposizione con me! Credo ci possa essere spazio per tutto, certe volte ci vuole un disco leggero, altre volte uno più impegnativo.

Prima di salutarci, una domanda che allarga la messa a fuoco intorno a quello che riguarda il tuo album; cosa pensi delle settimane e dei mesi che ci aspettano? Hai fiducia?
Ho fiducia nella mia strategia, sto cercando di godermi ogni singolo secondo del presente.

Adduci ha collaborato con Pepz per “Cloro”, protagonista di una Room Session di Ferragosto.

Un regalo di Ferragosto: “Cloro” di Pepz in versione room session

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè dal 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.